Sono sostanze anfetaminiche che accelerano il senso di sazietà: la Commissione Ue le aveva messe al bando tempo fa, ma la Corte europea di giustizia ha annullato tale decisione, precisando che i farmaci anti-fame possono continuare ad essere venduti in Italia e negli altri paesi dell'Ue dove sono in commercio da anni. I giudici di Lussemburgo hanno così dato ragione ad alcune aziende farmaceutiche titolari delle autorizzazioni per vendere i prodotti con sostanze (ad esempio, amfepramone, clobenzorex, fenproporex, norpseudoefedrina e fentermina) che fanno calare l'appetito. I prodotti taglia-fame si trovano in molti stati europei, fra i quali Germania, Francia, Gran Bretagna ed Italia, paesi dove l'obesità rappresenta spesso una vera e propria emergenza: secondo stime recenti, almeno 20 milioni di italiani hanno problemi di peso e, di questi, oltre 4 milioni sono obesi. Solo in Italia, la lotta contro la bilancia (sia per dimagrire che per combattere l'obesità) divora d'altra parte ingenti risorse finanziarie ogni anno.
Bruxelles: prodotti rischiosi
La Corte ha in sostanza ribaltato quanto deciso dalla Commissione europea, che nel marzo del 2000 aveva vietato la vendita dei medicinali anti-obesità ritenendo che "mancano d'efficacia terapeutica e conducono ad un rapporto benefici-rischi sfavorevole". Bruxelles aveva in particolare "ordinato di limitare la durata di utilizzo dei medicinali a un periodo di tre mesi a causa dei gravi rischi connessi ad un uso prolungato".
Commissione sconfitta su tutta la linea
Le motivazioni che hanno portato al "via libera" della Corte di Lussemburgo sono numerose e articolate. Dopo aver sottolineato che la Commissione Ue non è "competente" per adottare tali decisioni, i giudici europei hanno precisato che, anche in tal caso, Bruxelles avrebbe ad ogni modo dovuto annullare il divieto. In altre parole, sostengono i giudici europei, gli esperti della Commissione non hanno dimostrato a sufficienza che i prodotti non sono efficaci. Infatti - puntualizza ancora la sentenza - l'eventuale divieto della vendita di un prodotto deve rispondere "esclusivamente alle esigenze della tutela della salute" e, nel caso in cui "nuovi dati ingenerino dubbi sulla sua efficacia o sicurezza", è necessaria "una nuova valutazione del rapporto rischi/benefici del medicinale". La Commissione, che per il momento non ha commentato la sentenza, ha ora due mesi di tempo per contestare la decisione presa dal tribunale di fronte alla richiesta di un consistente gruppo di società farmaceutiche.
(27-11-2002)
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