La Commissione Ue ha approvato oggi una serie di proposte, contenute in un documento destinato ai capi di stato e di governo dell'Ue, per migliorare l'interpretazione e l'applicazione del Patto di stabilità e per rafforzare il coordinamento delle politiche di bilancio.
Anche Romano Prodi, a quanto si è appreso, illustrerà insieme a Solbes il contenuto della "comunicazione" dell'esecutivo Ue. Il documento, di una dozzina di pagine, presenta una serie di possibili interventi per rendere più flessibili i meccanismi del Patto di stabilità rafforzandone al contempo l'impianto portante e le procedure di sorveglianza.
Le "regole" di base dell'accordo europeo sui bilanci non vengono messe in discussione, così come l'obiettivo di finanze pubbliche in ordine. Cinque le innovazioni che Bruxelles vorrebbe rendere permanenti ed in qualche modo codificate.
1) il requisito del bilancio "vicino al pareggio o in surplus", uno degli obiettivi-chiave del Patto di stabilità, deve essere definito in termini strutturali, ovvero al netto delle fluttuazioni legate alla congiuntura.
2) i paesi che hanno ancora deficit strutturali si impegnano ad un aggiustamento annuo di almeno lo 0,5% del Pil fino al raggiungimento del "close to balance". La correzione dovrebbe essere più ambiziosa per i paesi con disavanzo o debito alti.
3) occorre evitare le politiche di bilancio pro-cicliche in fasi di congiuntura positiva. Politiche discrezionali a fini di stabilizzazione sono dunque confinate ai paesi che hanno creato nei propri conti pubblici sufficienti spazi di manovra, e comunque in circostanze limitate.
4) sono possibili "deterioramenti temporanei" della posizione strutturale di bilancio a fronte di riforme di ampia portata, ma questo margine di flessibilità è limitato ai paesi che hanno fatto già "sostanziali progressi" verso il pareggio ed il cui debito pubblico è inferiore al 60% del Pil. La Commissione specifica a quali condizioni sono ammissibili le deviazioni, ferma restando la necessità di adeguati margini di sicurezza per evitare che i deficit nominali superino il 3,0% del Pil.
5) la sostenibilità delle finanze pubbliche va considerata un elemento centrale nella valutazione dei bilanci degli stati membri. Il criterio del debito - e del suo ritmo di riduzione - dovrebbe diventare "operativo". I paesi con debito molto superiore al 60% del Pil sarebbero chiamati a "dettagliare una strategia di riduzione". La Commissione propone inoltre ai governi una nuova risoluzione che li impegni al rispetto del Patto, statistiche più affidabili e trasparenti sui conti pubblici e soprattutto il rafforzamento delle procedure e degli strumenti di sorveglianza. In questo ambito, secondo l'esecutivo Ue, anche il mancato calo del debito ad un "ritmo soddisfacente" potrebbe far scattare la procedura per deficit eccessivo prevista dai Trattati Ue.
(27-11-2002)
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