I ministri dell'Interno dell'Ue sono riuniti oggi a Bruxelles per portare avanti l'integrazione delle politiche nazionali in materia di accoglienza dei profughi e rimpatrio degli immigrati cladestini. Si tratta della prima di due giornate di un Consiglio Ue giustizia e affari interni cui oggi partecipa il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu. L'agenda dei lavori è fitta e vede in discussione, fra l'altro, criteri e meccanismi per determinare quale stato debba esaminare la domanda di asilo presentata da un profugo in un altro paese dell'Ue, ad esempio appena arrivato in Europa.
Il consiglio, segnalano fonti della presidenza di turno dell'Ue affidata alla Danimarca, ha deciso oggi di autorizzare la Commissione europea a negoziare con Albania, Algeria, Turchia e Cipro un "accordo di riammissione" per il rimpatrio di clandestini respinti. In discussione resta invece una proposta di direttiva europea sui requisiti minimi per ottenere lo status di rifugiato o comunque bisognoso di protezione internazionale. Un'altra proposta di normativa europea all'esame dei ministri riguarda le norme minime di accoglienza di chi chiede asilo nell'Ue. Possibile l'adozione già oggi di un "piano di rimpatrio in Afghanistan". Sul tema di chi debba vagliare le domande di asilo, le stesse fonti danesi notano che vi è un'ampia divergenza sui tempi durante i quali dovrebbe valere la competenza dello stato che per primo ha accolto il profugo: si va da cinque a 24 mesi, con l'Italia notoriamente interessata a ridurre questo lasso di tempo. La presidenza sta proponendo ora 12 mesi, una via di mezzo - ha detto la fonte - "appoggiata dalla Commissione Ue e da una larga parte dei paesi". Visto però che le posizioni si starebbero irrigidendo, ha aggiunto, la presidenza prospetta anche la possibilità di andare avanti senza un regolamento europeo in questo campo (usando quindi solo la Convenzione di Dublino e la Banca dati Eurodac che entrerà in funzione nel gennaio prossimo).
(28-11-2002)
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