"Si sa che gli europei hanno edifici consacrati alla conservazione di oggetti antichi, come le pietre coperte di pitture e iscrizioni; queste istituzioni danno una grande fama ai loro Paesi". Così, nell'agosto 1835 il fondatore dell'Egitto moderno, Mohamed Ali, scriveva nell'atto per l'avvio della costruzione del Museo Egizio del Cairo, del quale da oggi fino a giovedì 11 dicembre si celebrerà il centenario, con cerimonie degne dei faraoni e la presenza di egittologi venuti da tutto il mondo per ammirare reperti esposti al pubblico per la prima volta, o provenienti da altri musei, compreso quello di Torino. Culla di una delle civiltà archeologicamente più rilevanti dell'intero bacino del Mediterraneo, il grande Museo del Cairo, realizzato dall'architetto francese Marcel Dourgnon - sua nipote sarà ospite delle cerimonie - fu inaugurato il 22 novembre 1902.
"Allora ospitava 36mila pezzi - racconta il segretario generale delle antichità egiziane, il famoso direttore delle Piramidi di Giza, Zahi Hawass - oggi ne contiene 160mila, molti dei quali non sono mai stati esposti perchè non c'è lo spazio per farlo". E' per questo che tra le celebrazioni previste, oltre a conferenze, incontri e ricevimenti, la grande attesa è per la mostra "I tesori nascosti del Museo Egizio".
"Per la prima volta - fa sapere il direttore del Museo, Mahmud El Damaty - presentermo pezzi che erano nei depositi sotterranei o che abbiamo recuperato all'estero".
Su un'area di 500 metri quadrati, allestita proprio in quegli interrati che hanno raccolto migliaia di reperti mai visti, rimasti a raccogliere polvere per anni se non per decenni, l'esposizione presenterà ai visitatori 30 amuleti in oro della tomba di Tutankhamon, assolutamente inediti. Ma anche tre statue in rame, appena restaurate, del faraone Pepi primo, fondatore della quinta dinastia, oltre che due statue ben conservate dell'Antico Regno in calcare dipinto: una rappresenta uno scriba seduto ed un' altra un servitore che cuoce pane davanti a un forno. La prima sede della grande esposizione di reperti archeologici voluta da Mohamed Ali, su sollecitazione dell'archeologo francese Champollion, l'esperto che aveva raccolto lo spirito della spedizione in Egitto di Napoleone Bonaparte, fino ad arrivare a decifrare la stele di Rosetta, era stata nel quartiere cairota di Boulaq. Ma presto si era rivelata insufficiente ed il suo direttore, Auguste Mariette, aveva accettato facilmente l'idea di trasferirla a Giza, la stessa area del Cairo nella quale sorgono le Grandi Piramidi. Il ministro della cultura egiziano, Faruq Hosni, ha comunque in testa piani molto più importanti per valorizzare i beni dell'antica civiltà egizia, considerata seme ispiratore di molte culture posteriori. Entro il 2005 dovrebbe essere realizzato il modernissimo nuovo museo egizio, poco lontano dalle stesse Piramidi, che dovrebbe essere dotato di servizi tecnologicamente all'avanguardia. Di certo vi sarà trasferito il tesoro di Tutankhamon, che a distanza di 80 anni dalla scoperta fatta nel novembre del 1922 da Howard Carter e Lord Carnarvon, continua ad attirare in Egitto schiere di appassionati dei misteri dell'antichità, studiosi che continuano a sfidare le leggende sulla morte del giovane faraone e gruppi di turisti che, forse per la prima volta, si riempiono gli occhi delle meraviglie della sua maschera d'oro multicolore.
(09-12-2002)
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