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L'Ue sprona i paesi in deficit: accellerare il ritmo di riforma

Se i governi europei non accelereranno il passo, gli ambiziosi obiettivi fissati a Lisbona nel 2000 saranno mancati ed il potenziale di crescita dell'Unione non riuscirà a superare di molto il 2,0% annuo


La Commissione Ue lancia un nuovo avvertimento ai quattro paesi in deficit della zona euro - fra i quali l'Italia - e rinnova l'allarme sul ritmo troppo lento delle riforme strutturali: se i governi europei non accelereranno il passo, gli ambiziosi obiettivi fissati a Lisbona nel 2000 saranno mancati ed il potenziale di crescita dell'Unione non riuscirà a superare di molto il 2,0% annuo.
L'esecutivo di Bruxelles - in una bozza del rapporto sull'economia europea nel 2002 che sarà approvato mercoledì - traccia un bilancio dettagliato sugli sviluppi macroeconomici e su alcune sfide del medio e lungo termine, fra le quali le riforme dei mercati del lavoro e dei prodotti e l'integrazione dei mercati finanziari.
Il messaggio di fondo è chiaro. In un contesto internazionale "caratterizzato da un alto grado di incertezza, è cruciale insistere su politiche rigorose che rafforzino la fiducia dei consumatori e delle imprese". Da un lato, dunque, occorre "preservare la stabilità macroeconomica"; dall'altro, ridurre il divario fra le riforme promesse e quelle effettivamente realizzate. "L'alternativa ad un'azione incisiva è proseguire con una crescita lenta e vulnerabile in un ambiente economico rigido, simile ai primi anni Ottanta".

Impegno e correzioni strutturali, evitare le "Una tantum"
Sul fronte dei bilanci - pur senza citarli esplicitamente - Bruxelles accende nuovamente i riflettori sui "quattro paesi in deficit" (Germania, Portogallo, Francia ed Italia). Gli attuali problemi "derivano essenzialmente dal fatto che non hanno completato la transizione verso bilanci in pareggio o in surplus negli anni 1999 e 2000, quando le condizioni erano favorevoli.
"Due stati membri- il riferimento è a Portogallo e Germania - hanno già superato la soglia di riferimento del 3,0%" di disavanzo e "c'è un rischio sostanziale, se le condizioni di crescita dovessero restare deboli, che emerga una posizione di deficit eccessivo in altri paesi. In questi paesi - sottolinea la Commissione riferendosi a Francia ed Italia - devono essere assunte azioni immediate". Un accenno più diretto è stato fatto dal commissario Ue Pedro Solbes a Madrid, a margine di una conferenza all'università complutense: "L'Italia sa che ha un problema di deficit strutturale che esploderà nel 2004" se non verranno effettuati interventi. Nelle previsioni economiche diffuse il 13 novembre scorso, l'esecutivo Ue ha stimato al 2,9% del Pil - a politiche invariate - il deficit italiano nel 2004.
Lo stesso Solbes ha sottolineato peraltro che per il momento non esistono le condizioni per intraprendere nei confronti dell'Italia procedure come quelle avviate nei confronti di Portogallo e Germania (deficit eccessivo) e Francia ('early wwarning'). Il rapporto della Commissione ribadisce l'importanza di un rafforzamento del Patto di stabilità sulla base delle proposte lanciate a fine novembre. In particolare, i paesi in deficit sono chiamati a "definire chiaramente le misure in cantiere per ottenere una correzione strutturale di bilancio di almeno lo 0,5% del Pil annuo". E deve essere tenuto presente - aggiunge il documento - che "le misure una tantum servono solo a rinviare l'aggiustamento strutturale e non aiutano nel lungo termine".

La crescita bassa non è una scusa per il rinvio di riforme
Inequivoco è anche il richiamo di Bruxelles ad un rilancio degli sforzi per le riforme strutturali in Europa: se essi "non saranno proseguiti con vigore" - afferma la Commissione - è "improbabile che il sentiero di crescita nel medio termine possa superare di molto il 2,0%". "Per ottenere un più alto tasso di crescita annuo su un periodo prolungato, il ritmo e l'ampiezza delle riforme strutturali dovranno essere incrementati in linea con l'agenda di Lisbona. è necessaria un'azione forte in relazione al crescente 'gap' nell'attuazione delle riforme strutturali promesse. L'attuale debolezza nell'attività economica non deve essere una scusa per ritardare l'implementazione dell'agenda concordata a Lisbona e rafforzata a Stoccolma".

(10-12-2002)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 10-12-2002 alle :