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economia

Bce: crescita debole e nuovo appello ai "quattro"

L'Istituto di Francoforte insiste ancora una volta sulla necessità delle riforme strutturali, sul rispetto delle regole del patto di stabilità, e sulla riduzione del deficit


La Banca centrale europea insiste ancora una volta sulla necessità delle riforme strutturali, sul rispetto delle regole del patto di stabilità, e sulla riduzione del deficit. Per questo condivide la decisione di assegnare un cartellino giallo a Germania e Portogallo e il warning lanciato sul deficit francese e italiano.
La Bce, ricordando proprio le recenti decisioni della Commissione, sottolinea poi che le politiche adottate da questi Paesi e dall'Italia, dopo gli sforzi di risanamento fatti per centrare l'Uem, mettono i deficit di Berlino e Lisbona sopra il limite del 3% e potrebbero portare quelli di Francia e Italia non lontani da questa soglia. In tutti e quattro questi Paesi persiste infatti un ampio squilibrio di bilancio.
I banchieri centrali mettono quindi in risalto come siano ancora molti i partner che procedono con lentezza sulla strada delle riforme e come gli Stati con i conti pubblici più dissestati debbano predisporre "piani ambiziosi in vista dei prossimi programmi di stabilità".
Relativamente alle variabili economiche, l'istituto di Francoforte considera, questa volta in secondo piano, nel contesto generale dell'economia, il rischio inflazione e - nel bollettino di dicembre - pone invece l'accento sul fatto che l'espansione economica nell'Eurozona resta debole. I segnali che arrivano poi in quest'ottica non sono ottimistici. Anzi, le stime di crescita sono soggette a revisioni verso il basso, secondo la Bce. Per il 2003 le attese degli esperti indicano un potenziale di sviluppo del prodotto interno lordo dell'area euro compreso tra l'1,1 e il 2,1 per cento. Il 2002 si chiuderà con un indice ancora più negativo: se andrà bene, il pil dei Dodici sarà cresciuto complessivamente dell'1%.
Anche il dato sulla liquidità, l'aggregato monetario M3, mostra come il rischio carovita appaia sotto controllo, mentre si fa largo quello di una bassa crescita. Tutte queste considerazioni - si evince dal report mensile - hanno spinto la Banca centrale europea a decidere una settimana fa un taglio dei tassi di mezzo punto.
Più nel dettaglio il rapporto mensile dei banchieri europei sottolinea come il tasso di crescita del pil nell'area dell'euro salirebbe da un valore compreso tra lo 0,6 e l'1 per cento nel 2002 all'1,1-2,1 per cento nel 2003, per collocarsi in un intervallo dell'1,9-2,9 per cento l'anno successivo. Il tasso di inflazione medio annuo, invece, secondo le proiezioni degli esperti pubblicate nell'ultimo bollettino della Bce, "si collocherebbe in un intervallo del 2,1-2,3 per cento nel 2002", per poi scendere "su un valore compreso fra l'1,3 e il 2,3 per cento nel 2003, e situarsi fra l'1 e il 2,2 per cento l'anno successivo".
Per quanto concerne i conti pubblici, l'istituto centrale afferma di "sostenere appieno l'obiettivo principale della Commissione di migliorare l'applicazione del Patto di stabilità nel rispetto delle regole vigenti". Una finanza pubblica "sana - avverte la banca centrale nel suo bollettino mensile - è nell'interesse dell'unione monetaria e di tutti i Paesi partecipanti". L'ineludibilità delle riforme, infine, sta nel fatto che queste "dovrebbero esercitare un considerevole impatto di medio periodo sulla crescita economica potenziale dell'area".
A quanti sostengono la necessità di allentare i vincoli fissati a Maastricht, la Banca di Francoforte sembra infine rispondere indirettamente. Affermando che questo deve avvenire nel rispetto delle regole stabilite, e mettendo in evidenza che il rischio di sforamento nei quattro Paesi più in difficoltà è dovuto anche al fatto che dopo il risanamento delle finanze non è stata sfruttata la crescita economica. In caso contrario sarebbe stato manifesto, dicono i banchieri centrali, come deve funzionare il patto di stabilità: con gli stabilizzatori automatici operanti a pieno regime - avvertono - i saldi di bilancio possono peggiorare in una fase di congiuntura negativa senza violare la soglia del 3%, per poi migliorare nuovamente nella successiva fase di ripresa.
Rispetto agli scenari macroeconomici, la Bce segue ovviamente con attenzione anche le vicende internazionali e a tal proposito considera che "le tensioni geopolitiche", possano avere "possibili ripercussioni sui corsi del greggio, gli andamenti dei mercati finanziari e la debole crescita", incidendo insomma negativamente sul clima di fiducia. Poichè risulta difficile prevedere quando tale incertezza comincerà ad attenuarsi, sostengono i banchieri centrali, questo aspetto "va tenuto in considerazione nel valutare le prospettive per la crescita economica in un orizzonte più orientato al medio termine".

(13-12-2002)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 13-12-2002 alle :