Sul filo di lana Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna hanno messo fine ad una diatriba sulla ripartizione delle quote nell'impresa comune che dovrà gestire la prima fase di Galileo, il sistema di navigazione satellitare tutto europeo che offrirà una valida alternativa al Gps statunitense. Il più grande progetto industriale della storia dell'Unione potrà così di decollare nei tempi previsti.
I quattro paesi, maggiori contribuenti dell'Esa (l'Ente spaziale europeo), avranno un ruolo paritario nel capitale della nuova società, con una quota del 17,50% ciascuno. Tutti e quattro avranno un analogo ritorno sulle rispettive industrie nazionali. Alla nuova società, l'Esa conferirà complessivamente 550 milioni di euro, che si aggiungeranno ad analoghe risorse della Ue, portando così il capitale a 1,1 miliardi di euro.
L'impresa comune - interamente pubblica - gestirà la fase di sviluppo del progetto fino al 2005, mentre, a partire dal 2006, entreranno in campo anche i consorzi privati, dopo una regolare gara d'appalto.
Centocinquantamila nuovi posti di lavoro
Il sistema - basato su un network di 30 satelliti in orbita e di 14 stazioni a terra, sotto il controllo di autorità civili e per usi non militari - potrebbe diventare operativo a partire dal 2008. I costi totali di Galileo vengono stimati sui 3,6 miliardi di euro, l'equivalente, ama ripetere Romano Prodi, uno dei suoi più convinti fautori, di 150 chilometri di autostrada. Il programma potrà creare, secondo uno studio della Commissione europea, circa 150 mila posti di lavoro e produrre a regime un fatturato annuo di 10 miliardi di euro.
Un'iniezione vitale per l'industria aerospaziale europea che un recente rapporto di esperti ha definito "in fase critica", soprattutto rispetto alla sorella americana che può contare su maggiori aiuti statali e mercati meno aperti alla reciprocità.
A Bruxelles, la notizia del superamento dei disaccordi, che bloccavano da mesi la costituzione dell'impresa comune, è stata accolta con un lungo sospiro di sollievo: bastavano ancora poche settimane di ritardo perchè Galileo saltasse e con esso le ambizioni europee di conquistare una posizione autonoma nel campo della navigazione satellitare, da sempre monopolio degli americani e del loro Gps, controllato da autorità militari.
Oltre al valore economico, la Commissione europea ha sempre messo in evidenza il valore politico di Galileo, come strumento di autonomia e di sovranità dell'Europa: "Porterà una sana competizione nel mondo della radionavigazione, da sempre monopolizzato e controllato dalle autorità militari americane e russe", ha più volte rimarcato Prodi.
Impresa comune operativa da gennaio
"Da oggi, tutto comincia a marciare: si entra finalmente nel cuore del progetto", ha detto Gilles Gantelet, portavoce della commissaria Ue ai trasporti Loyola de Palacio, esprimendo "la grande soddisfazione" dell'esecutivo per l'accordo all'Esa. La Commissione potrà ora nominare il direttore generale dell'impresa comune, per il quale è stato lanciato nei mesi scorsi un concorso. "La scelta sarà fatta su una lista molto ristretta, forse già prima della fine dell'anno", ha riferito Gantelet. "La nomina avverrà in gennaio. In quello stesso mese, si terrà la prima riunione del consiglio d'amministrazione".
L'Italia è stata una delle più attive sostenitrice del progetto, fin dalle sue battute iniziali. L'industria italiana - una delle più forti d'Europa - è tra le più interessate alla realizzazione di Galileo e il governo italiano ha tra l'altro sempre sostenuto la possibilità di candidare Roma a sede dell'Agenzia satellitare.
Anche per questo - spiegano fonti vicine al dossier - l'Italia si era opposta alla richiesta della Germania di assumere la leadership dell'impresa comune. Successivamente, anche Francia e Gran Bretagna avevano chiesto di potere impegnare più risorse, ponendo problemi di ripartizione delle quote. L'intesa paritetica - che dovrà essere ratificata dai Quindici con una procedura che si concluderà il 22 dicembre prossimo - ha risolto la diatriba.
(16-12-2002)
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