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cultura e societa

Problemi e bisogni dell'Europa "extra large"

La Grande Europa a 25 vedrà la luce formalmente il primo maggio del 2004. E' il momento di ripensare e rifondare le istituzioni, i meccanismi decisionali e le strutture interne pensate per un'Europa a 6


Era probabilmente impossibile, nel cuore della notte di Copenaghen, non lasciarsi andare, per un attimo, alla retorica e non celebrare il momento "storico" che l'Ue vive con la nascita della Grande Europa a 25, che vedrà la luce formalmente il primo maggio del 2004.
Ma ora è il momento di guardare avanti e tirare il bilancio di una costruzione europea che ancora ha parecchia strada da fare e forse anche di riflettere un attimo sui piccoli egoismi e su quei tira molla per un pugno di Euro che hanno segnato il giorno che doveva invece festeggiare la Nuova Europa.
Adesso le mura e le fondamenta della casa sono costruite; manca tutto il resto. Per abitare la casa europea bisognerà ripensare e rifondare le istituzioni, i meccanismi decisionali, le strutture interne che, in gran parte, erano state pensate per un'Europa a 6, quella che nacque a Roma nel lontano 1957.
Il rischio dell'Unione Europa è quello di diventare un'organizzazione pletorica, con troppi membri e con un'incapacità congenita nel prendere decisioni. Sono sintomi che già si sono visti nell'Europa a 15 e questo non fa che ampliare le paure di chi teme che la Ue diventi una specie di seconda Osce, istituzione che ha altri compiti e obiettivi - o soltanto, alla lunga, una grande area di mercato unico.
Nessuno dei Paesi membri vuole questo ed esiste la consapevolezza della necessità di adeguare l'Europa ai suoi cambiamenti ed allargamenti. Il trattato di Nizza ha già fatto una parte del lavoro rivisitando, tra l'altro, i sistemi ed il peso delle votazioni interne al Consiglio, ridistribuendo le quote dei parlamentari europei e permettendo le cooperazioni rafforzate dando il via libera a gruppi di paesi per iniziative a geometria variabile che diverranno sempre più il grimaldello per disinnescare i dubbi, le incapacità o i veti di alcuni. Ma non basta. Sta portando avanti il suo lavoro la Convenzione europea per le riforme. L'organismo presieduto da Valery Giscard d'Estaing dovrà studiare e modificare più in profondità le strutture europee per quanto riguarda, ad esempio, il ruolo del presidente della Commissione, quello del Parlamento, forse anche andando a variare in maniera forte gli attuali turni di presidenza.
La Convenzione dovrà studiare le riforme e proporre un pacchetto alla Conferenza intergovernativa (Cig) che prenderà il via all'inizio del secondo semestre del 2003, sotto la presidenza di turno italiana.
L'Italia chiede che la Cig termini anche durante il suo semestre per evitare quell'ingorgo istituzionale che si verrebbe a creare nel 2004 con le elezioni europee (giugno, ma è possibile un'anticipazione) e l'ingresso dei dieci nuovi membri.
Comunque, l'Italia vuole che la firma del nuovo trattato, anche se dovesse avvenire nel 2004, avvenga a Roma, proprio dove prese il via 45 anni fa l'avventura europea.
Dovrà però essere un'Europa capace di guardare di più all'interesse comune e un pò di meno agli interessi nazionali. Da questo punto di vista, il negoziato serrato di Copenaghen sul pacchetto finanziario per i nuovi membri non è incoraggiante. Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e anche la piccola Malta hanno, a turno, alzato la voce chiedendo qualcosa in più dal punto di vista economico, dei fondi strutturali, delle sovvenzioni agricole, delle quote latte. Lo stesso avevano fatto i Quindici al recente vertice di Bruxelles quando bisognava decidere quanto dare ai nuovi arrivati.
Alla fine, come vuole la tradizione europea, tutto si è risolto ed un altro decisivo passo nella costruzione europea è stato fatto. Un altro summit drammatico si è risolto sul filo del rasoio. Ma d'ora in avanti ci vorranno un pò più di attenzione e di coscienza perchè litigare a 25 non sarà più la stessa cosa.

(16-12-2002)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 16-12-2002 alle :