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economia

Euro: arriva la condanna

Per la prima volta il presidente della Banca centrale europea, Wim Duisenberg ammette l'impatto della moneta unica sul fronte dell'inflazione e in generale dell'aumento del costo della vita


L'introduzione dell'euro ha surriscaldato l'inflazione. Nessuno ne dubitava ma per la prima volta è il presidente della Banca centrale europea, Wim Duisenberg, ad ammetterlo. Citato da un quotidiano belga e poi intervistato da una televisione olandese, Duisenberg afferma che "avremmo dovuto essere più onesti" e "avremmo anche dovuto dimostrare di essere in grado di spiegare che l'effetto sui prezzi sarebbe stato in ogni caso limitato".
Ed è sempre per colpa dell'euro che l'inflazione di Eurolandia continua a superare il target fissato dalla Bce al 2%. A novembre il tasso d'inflazione della zona euro si è attestato al 2,2%. Duisenberg non quantifica però l'entità di tale impatto.

Un anno vissuto pericolosamente
Il primo anno dell'euro, sul fronte dell'inflazione e in generale dell'aumento del costo della vita, è stato un anno sicuramente difficile. La moneta unica europea si è infatti trovata in mezzo a due schieramenti contrapposti: da una parte le istituzioni internazionali, a iniziare dalla Banca centrale europea (Bce), che ne difendevano la scarsa incidenza sugli aumenti dei prezzi; dall'altra le associazioni dei consumatori e, a onor del vero, una buona parte dell'opinione pubblica europea, che lo indicava come la prima fonte dell'aumento del costo della vita.
Una battaglia che i consumatori, in Italia, hanno iniziato da subito: già a febbraio, quando ancora non era terminato il periodo di doppia circolazione, Adiconsum, Codacons ed Unione Consumatori additavano nella moneta unica il responsabile di un esborso aggiuntivo annuo per famiglia di circa 500 euro e suonavano il campanello d'allarme di un tasso d'inflazione che, a fine 2002, avrebbe potuto attestarsi al 3%. Una polemica che non ha accennato ad attenuarsi nei mesi seguenti e che è stata solo parzialmente smorzata dall'autorevole intervento della Banca d'Italia. è nella sua Relazione annuale del 31 maggio infatti che il Governatore Antonio Fazio mette i puntini sulle ì: "l'impatto sull'inflazione al consumo è stato moderato sia nel nostro Paese sia nell'area, in linea con le attese", dice riferendosi alla valuta europea.
Neppure il sopraggiungere dell'estate ha smorzato i toni. A luglio le organizzazioni di tutela del consumo hanno sferrato l'attacco più massiccio: sciopero della spesa indetto dall'Intesa dei Consumatori e contestazione aperta all'Istat per la composizione del paniere che l'Istituto utilizza nelle rilevazioni che servono a fissare il tasso di inflazione. Con stime sul carovita, da parte delle organizzazioni dei consumatori, in continua ascesa: i 500 euro di spesa annua in più per ogni famiglia di febbraio, diventano 750.
Ad agosto scatta l'allarme caro-ombrellone: il prezzo medio di un lettino o di un parasole per una giornata passa - secondo il Codacons - dalle vecchie 12 mila lire del 2001 a 7 euro, pari a 13.553 lire.
Con la fine dell'estate la moneta unica europea torna protagonista dei rincari. Questa volta è il caro-scuola a coinvolgerlo, anche se da più parti si tiene a precisare che le maggiori spese per gli alunni di qualsiasi livello scolastico sono da attribuire soprattutto agli aumenti delle rette e delle tasse e non a quello del classico corredo di inizio anno.
Ora, con il Natale (che a livello di consumi non si annuncia certo esplosivo), è arrivato il "caro bambinello": il Codacons, in base ad un'indagine compiuta presso i mercatini e le vie caratteristiche di Roma, Milano e Napoli, denuncia che il costo dell'indispensabile statuetta di Gesu bambino per il presepe è arrivato a 7 euro. Da piazza Navona alla mitica strada napoletana del presepe, San Gregorio Armeno, rileva il Codacons, è tutto un fiorire di aumenti, con il passaggio da 5.000 lire a 5 euro del prezzo di 6 paperelle da collocare nell'immancabile laghetto del presepe. Ma non è finita. Il presepe 2002 è più caro in tutti i suoi pezzi: si va dai 30 euro in sù per capanna - scrivono ancora i consumatori - ai 53 euro per i 5 pezzi base in plastica della natività (bambino, San Giuseppe, Madonna, bue e asinello). Nè va meglio per il più laico albero di Natale: 16,90 euro per una confezione con otto palline da 5 centimetri l'una; 10 euro per un ramo di agrifoglio, 97 euro per un Babbo Natale semovente con la pila, alto 40 cm.

(27-12-2002)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 27-12-2002 alle :