Oscurato dal primo "compleanno" dell'euro, rischia di passare inosservato un altro anniversario fondamentale nella lunga storia dell'integrazione europea: il primo gennaio del 1993 si metteva in moto il mercato unico comunitario, uno dei principali obiettivi stabiliti nel Trattato di Roma del 1957. La creazione di uno spazio senza frontiere interne per la libera circolazione delle merci, persone, servizi e capitali è stato per molto tempo il maggior risultato concreto raggiunto da Bruxelles. E cioè, fino all'avvento dell'euro e all'accordo sull'allargamento di pochi giorni fa al vertice di Copenaghen, che da dato il via libera ad un'Unione con 25 stati, forte di 450 milioni di consumatori. Negli ultimi tempi - ha avvertito di recente la Commissione Ue - c'è stata tuttavia una pericolosa frenata. Il rischio è quello di allargare il divario con gli Stati Uniti in termini di prestazioni economiche, venendo meno a quella che è la sfida più difficile dei prossimi anni per l'Ue: trasformare entro il 2010 l'Europa nell'area più competitiva del mondo.
INGRANAGGIO VIRTUOSO
Il bilancio di questi primi dieci anni di mercato dei 15 presenta molti risultati positivi, ma anche numerose ombre nella costruzione del mercato unico, e cioè di quel meccanismo che l'ex presidente della Commissione Ue, Jacques Delors - il cui nome è indissolubilmente legato alla nascita del mercato comunitario - ha definito "un ingranaggio virtuoso" per agevolare lo sviluppo dell'Unione. Sul fronte fondamentale della convergenza dei prezzi, l'Ue è frammentata in tre aree: un primo gruppo di paesi (Italia, Austria, Germania, Benelux e Francia) con una maggior convergenza, seguito da un secondo gruppo meno omogeneo (Finlandia, Spagna, Portogallo e Francia) e, infine, dalle tre nazioni extra-Eurolandia (Gran Bretagna, Danimarca, Svezia).
DIRETTIVE INASCOLTATE
Una delle lacune nella costruzione del mercato unico sono i ritardi fatti segnare dagli Stati membri nelle riforme promosse con forza, ma spesso senza successo, dalla Commmissione Ue. In altre parole, ricordano a Bruxelles, l'esecutivo Ue cerca di promuovere a colpi di direttive il mercato unico ("un'idea semplice di difficilissima realizzazione", afferma il commissario Ue alla concorrenza, Mario Monti"), che molte volte è frenato dalla resistenza e gli ostacoli posti dalle normative nazionali. L'Italia è al secondo posto - dietro la Francia - proprio per il numero delle procedure di infrazione aperte per il mancato recepimento delle direttive comunitarie. Più concretamente, in dieci anni molto è stato fatto per accrescere la liberalizzazione in settori chiave quali le telecomunicazioni e i servizi postali, oltre ai passi avanti nei trasporti aerei e nell'energia. In ritardo, invece, gli accordi sugli appalti pubblici, le norme antitrust, l'Opa europea, i fondi pensioni.
(30-12-2002)
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