“La guerra può essere evitata”: è l’appello rivolto dall’alto rappresentate Ue della politica estera e della sicurezza Javier Solana, a poche ore dalla seduta straordinaria del Consiglio europeo a Bruxelles, che riunirà i quindici leader europei per assumere una posizione comune sulla crisi irachena.
“Tutti sono d'accordo sul fatto che la guerra può essere necessaria a un certo punto, - ha dichiarato Solana- ma non siamo ancora arrivati a quel punto. Dobbiamo prima sfruttare fino all'esaurimento tutti gli elementi della diplomazia, favorendo il buon lavoro fino ad ora fatto dagli ispettori Onu”.
“Spero che i leader dell'Ue – ha detto il “ministro” degli esteri europeo - faranno il possibile per arrivare ad una posizione comune, e il fatto che l'Ue parli con una sola voce rappresenterebbe il miglior servizio per la pace e per la soluzione pacifica della crisi. Questo non è il momento di accusarsi l'un l'altro, ma di evitare un conflitto che può essere evitato”.
Tra i temi che godono dell'appoggio di tutti gli Stati membri, Solana ha ricordato “la necessità di disarmare Saddam, l'importanza di risolvere la crisi nel quadro delle Nazioni Unite e il riconoscimento del ruolo fondamentale degli ispettori Onu, ai quali va dato quello di cui hanno bisogno, che si tratti di tempo o di ulteriori strumenti di lavoro”.
L’Europa alla prova della verità
Qualcuno l'ha già ribattezzata la “resa dei conti per l'Europa”. Ma, più semplicemente, il vertice Ue di oggi sull'Iraq sarà una dura prova della verità per un'Unione, che vive un momento decisivo non solo per quanto riguarda la possibile guerra a Saddam Hussein, ma anche per la costruzione del futuro stesso dell'Europa del nuovo millennio.
Il Consiglio europeo straordinario che si apre a Bruxelles - convocato dalla presidenza di turno greca - rischia di essere uno dei più difficili e delicati dell'intera storia comunitaria con i grandi paesi divisi e disposti su posizioni lontane e, a volte, contrapposte. E' possibile e probabile che, alla fine, i Quindici riescano faticosamente a partorire un documento comune di compromesso in cui ognuno possa leggere quello che vuole. Ma il punto è cercare di capire quanto gli europei sono davvero disposti a parlare con una voce sola in politica estera, quanto sono disponibili a cedere parte delle posizioni nazionali in nome di quella comune europea.
Se l'Europa non e' in grado di trovare un accordo vero e credibile al suo interno su un punto strategico e nevralgico come una guerra, difficilmente potrà guardare ai prossimi appuntamenti - la Convenzione, le riforme, la Costituzione, l'allargamento, una vera politica estera e di difesa comune - con una qualche speranza fondata di creare un'Unione solida e forte, in grado di reggere l'urto della grandi sfide che il nuovo secolo già sta presentando.
LE POSIZIONI A CONFRONTO
Il fronte anti-Usa contro la guerra
Germania e Francia, con l'appoggio del Belgio, formano il fronte contrario in ogni caso alla guerra, con una posizione che si è scontrata duramente con quella degli americani. In tutte le grandi istituzioni - Onu, Nato e Ue - Berlino e Parigi hanno espresso un “no” netto e chiaro alla guerra e hanno chiesto che gli ispettori dell'Onu abbiano più tempo per lavorare.
I partner europei sono rimasti contrariati dalla posizione franco-tedesca espressa alcune settimane fa, considerandola una fuga in avanti rispetto alle normali consultazioni in ambito Ue. Al di là delle posizioni assunte, ciò che ha rotto l'equilibrio interno, secondo alcuni partner, è stata l'iniziativa bilaterale del motore franco-tedesco che avrebbe ignorato il resto dell'Europa.
Gli otto paesi pro-Usa
Otto paesi europei (Gran Bretagna, Spagna, Italia, Portogallo, Danimarca, più tre paesi che entreranno nell'Ue nel 2004, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca) hanno firmato (successivamente alla presa di posizione franco-tedesca) un documento di solidarietà con gli Stati Uniti.
Questi Paesi prestano molta attenzione al rapporto con gli Usa e ritengono indispensabile un forte rapporto transatlantico. Tra gli otto, le posizioni sono però variegate. Tony Blair è il più stretto alleato di Bush e la Gran Bretagna, in questo momento, é l'unico Paese europeo pronto ad andare in guerra a fianco degli Usa anche fornendo truppe in prima linea.
La posizione italiana
Silvio Berlusconi ha un forte rapporto personale con George Bush e ha sempre sottolineato l'importanza delle relazioni tra Italia e Stati Uniti, che in questi ultimi tempi sono molto cresciute di intensità. Gli Usa considerano l'Italia uno dei partner a loro più vicini. Nei giorni scorsi Berlusconi ha spiegato che ulteriori atteggiamenti dilatori da parte dell'Iraq non potrebbero non avere conseguenza serie e immediate. Nello stesso tempo però, l'Italia sottolinea anche la centralità dell'Onu, la necessità di trovare una posizione unica europea e la volontà di lavorare fino “all'ultimissima ora per la pace”. Per quanto riguarda le Nazioni Unite, l'Italia ritiene che bisogna assolutamente “mantenere forte e chiara la credibilità dell' Onu”.
La ‘Nuova Europa’ schierata con gli Usa
I paesi dell'est, molti dei quali entreranno presto nell'Ue e nella Nato - si sono schierati apertamente con gli Stati Uniti, a cominciare da Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. L'impressione di alcuni partner Ue é che i nuovi arrivati considerino gli Stati Uniti come il vero punto di riferimento dal punto di vista politico. Non é un caso che il segretario alla difesa Usa Donald Rumsfeld abbia indicato Germania e Francia come “Vecchia Europa” considerando come “Nuova Europa” i paesi dell'Est ed i partner Ue attualmente più vicini agli Usa.
(17-02-2003)
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