Uno studente italiano su due finisce per fare un lavoro diverso da quello per il quale si é preparato a scuola. A lanciare l'allarme per i troppi “impieghi inadeguati” é una ricerca di Eurostat che fotografa la situazione in Italia e in altri nove Stati membri dell'Ue.
L'analisi degli esperti statistici dell'Ue é impietosa: “La più alta percentuale di giovani che escono dalle scuole per svolgere un lavoro che non rientra nel loro campo di studi si registra in Italia, dove questo problema tocca il 47% del totale”. L'Italia é anche in assoluto il primo paese europeo in cui il problema degli impieghi non attinenti all'area di studio colpisce le donne (49%), le persone in possesso al massimo di un diploma (50%), ed i laureati (37%).
Gli studenti che più probabilmente saranno destinati a lavori diversi da quelli per cui si sono preparati sono soprattutto gli studenti di agraria (l'81% lavora in altri campi), discipline umanistiche ed artistiche (78%), istruzione (69%) e scienze (68%). Quelli che invece hanno migliori speranze di svolgere attività attinenti al proprio bagaglio scolastico sono i medici e gli operatori sanitari (é impegnato in altri campi 'solo' il 33% del totale) gli avvocati (33%) e gli ingegneri (43%).
La ricerca rivela che “più é basso il titolo di studio ottenuto, più aumenta la possibilità di svolgere un'attività non attinente con gli studi effettuati”. In particolare in Italia. Viceversa con l'aumentare del titolo di studio diminuisce la possibilità di trovare un'occupazione inadeguata.
“Una situazione di lavoro inadeguata - osservano gli esperti dell'Ue - coincide con un ritorno professionale più debole sul mercato del lavoro, con effetti diretti anche sul livello dei salari”. In tutti i paesi esaminati si registra una netto divario in termini di 'status professionale' tra i lavoratori impegnati nel loro settore di preparazione e quelli che invece hanno impieghi non attinenti alla propria formazione scolastica.
Dallo studio emerge anche che in media “chi occupa un posto di lavoro inadeguato tende ad avere più spesso un'occupazione con contratti a termine e ad essere assunto con formule part-time”. In molti paesi emerge la tendenza delle persone relegate in posizioni inadeguate a ricorrere a strategie correttive quali la ricerca di un lavoro più attinente alla propria formazione e la partecipazione a corsi di formazione professionale che permettano di integrarsi meglio nel settore in cui si opera.
Olanda e Finlandia ipaesi più virtuosi
Tuttavia mentre in paesi come la Finlandia, la Danimarca e la Svezia si assiste ad un costante incremento del ricorso a tali strategie (rispettivamente le utilizza una quota compresa tra il 25% ed il 12% della popolazione attiva), l'Italia resta al palo, con poco più dell'1% dei lavoratori impegnato in attività di formazione continua.
(26-02-2003)
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