La quotazione toccata in mattinata dall'euro, 1,1 dollari - che ha poi ripiegato leggermente intorno ai 1,0975 dollari - rappresenta il livello più elevato dal 19 marzo 1999.
Oltre a beneficiare dei "venti di guerra", la valuta unica europea, ha preso slancio anche a seguito di alcune affermazioni fatte dal segretario di Stato al Tesoro Usa, John Snow, che ha dichiarato di "non essere particolarmente preoccupato" per il calo del biglietto verde. Affermazioni che sono state interpretate come un possibile abbandono, da parte dell'amministrazione Bush, della politica del dollaro forte, seguita fin dalla metà degli anni '90, quando la carica di segretario di Stato al Tesoro era occupata da Robert Rubin.
Il dollaro é sceso anche contro lo yen, scambiato a 117,43 contro 117,95 precedenti, mentre c'è attesa per il dato congiunturale in calendario oggi dagli Stati Uniti, vale a dire l'indice Ism sull'andamento del comparto dei servizi a febbraio, previsto in calo a 53,5 contro 54,5 di gennaio. Sempre oggi la Fed diffonderà il Beige Book che fa il punto sulla congiuntura nelle diverse aree del Paese.
Infine, gli operatori scommettono su un taglio del costo del denaro domani da parte della Bce, anche se le indicazioni in questo senso non sono unanimi. Ben 14 su 25 economisti interpellati da Bloomberg puntano in ogni caso su una riduzione di mezzo punto, mentre cinque prevedono un taglio di 25 punti e soltanto sei pensano che il tasso di riferimento resterà immutato.
(05-03-2003)
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