Dopo il ribasso dello scorso 6 marzo, in cui la Bce ha tagliato i tassi d'interesse di un quarto di punto, portando il tasso di riferimento al 2,50%, la maggioranza degli analisti - in vista del direttivo dell'istituto centrale di Francoforte che si riunirà domani a Roma - non prevede un nuovo ritocco al costo del denaro.
"Non ci saranno sorprese sui tassi - sottolinea Roberto Mialich di Unicredito - e la Bce manterrà l'orientamento espansivo. Qualsiasi inversione è rinviata nel tempo e anche di parecchio".
Secondo Mialich non ci sono i margini per un ulteriore allentamento in Europa ma anche negli Usa. "Le banche centrali resteranno ferme fino al 2004 inoltrato - spiega - a meno di shock forti, come attentati o il perdurare della guerra in Iraq. L'atteggiamento sarà quello del dopo 11 settembre".
Secondo Julian von Landesberger di Hvb a Monaco, la Bce non toccherà i tassi giovedi ma lo fara prima dell'estate. "Il quadro non é chiaro per ora. La guerra sta oscurando tutto e l'outlook non é poi così cambiato dallo scorso 6 marzo". Landesberger ritiene però che la Bce "dovrà tagliare e lo farà a maggio, quando il quadro offrirà una piu' chiara interpretazione".
Sono stati il capo economista della Bce, Otmar Issing e il membro del board Eugenio Domingo Solans, a sottolineare di recente che é difficile interpretare i dati economici (poco rosei) mentre é in corso la guerra.
Lo stesso presidente della Bundesbank, Ernst Welteke, nel board della Bce, giudica improbabile un taglio dei tassi giovedì perché regna l'incertezza.
L'economia di Eurolandia da 7.000 miliardi di euro era già fragile prima dello scoppio della guerra, sottolineano gli analisti, e anche dagli Usa arrivano dati tutt'altro che confortanti. Il risvolto positivo, conclude Mialich, é che anche l'aumento del costo del denaro é rinviato al 2004.
(02-04-2003)
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