Per 35 anni la Francia rifiutò di concedere la nazionalità a Picasso, che ne frattempo ha sempre risieduto a Montmartre.
L’“incredibile” rivelazione è stata fatta dal settimanale L'Express, venuto in possesso di un prezioso dossier sul “genio” della pittura del XX secolo. Seguendo le curve della storia, il prezioso documento finito in mano ai nazisti, fu tenuto in Cecoslovacchia e poi preso dai sovietici, che lo lasciarono marcire in un palazzone grigio alla periferia di Mosca per decenni. Dopo 60 anni, soltanto una lunga trattativa ha consentito di riportarlo in Patria.
Il fascicolo parla chiaro, la Francia rifiutò di naturalizzare Picasso perché sospettato di essere un anarchico.
Picasso rimase spagnolo fino alla morte e non parlò mai del suo tentativo di diventare francese.
Il dossier: 35 anni di pedinaggio
Fin dal suo arrivo a Parigi, nel 1901, Picasso fu individuato dai “flic”, che cominciarono a raccogliere informazioni su di lui. Nel corso di 35 anni, è stata accumulata una pila di appunti con la descrizione a volte dettagliata della vita dell'artista.
Ne è nato un gigantesco dossier che oggi assume anche valore storico e biografico.
Agenti e informatori non si limitarono ad interrogare Picasso ed osservarlo entrare ed uscire dalle abitazioni che frequentava. Presero appunti anche dalla portiera dell'immobile di Montmartre in cui il giovane Pablo Ruiz Picasso sbarcò, ospite di Pierre Manach, un compatriota catalano che faceva il mercante d'arte. Manach, però, era anche anarchico e nello stesso suo palazzo c'era una moltitudine di artisti e bohemien che inquietava non poco le autorità dell'epoca. Così nel calderone degli artisti inaffidabili finì, in una confusione indicibile di raccolta dati, anche Picasso.
Non capivano, ma si insospettivano, vedendolo dipingere “un quadro con soldati stranieri che picchiano un mendicante a terra”.
E la portiera comprendeva ancor meno quel giovane con “3 o 4 giornali dai titoli sconosciuti”, dalle “ore di uscita e rientro molto irregolari”, che usciva “tutte le sere per rientrare tardi la notte e - addirittura - a volte dormiva fuori”.
Nonostante non fosse segnalata alcuna attività politica, la firma di una petizione di amici anarchici e qualche altra sortita valsero a Picasso il rifiuto della naturalizzazione. Interessanti e divertenti, alcuni particolari sull'attività di Picasso, che ovviamente ignorava di essere osservato.
Si trova un appunto del 1907, a firma di uno degli agenti, che scrive: “Avignone?”, seguito dal punto interrogativo. Visto che nella città dei papi Picasso non andò in quell'anno, l'appunto del poliziotto si riferisce evidentemente alle “Mademoiselles d'Avignon”, il capolavoro dipinto proprio quell'anno. Chissà come e da chi, ne aveva sentito parlare, ma non era certo di aver capito bene (e ne siamo certi anche noi!).
(16-05-2003)
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