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ambiente e salute

Donne discriminate anche in ospedale

Una ricerca europea evidenzia che per loro si eseguono meno esami rispetto agli uomini quando vengono ricoverate per gravi motivi di salute


Le donne subiscono discriminazioni persino quando vengono ricoverate per gravi motivi di salute in ospedale: per loro si eseguono meno esami rispetto agli uomini.
A denunciare questo diverso trattamento è una ricerca europea, pubblicata sul numero di maggio di Stroke, Organo Ufficiale dell'American Heart Association, che ha coinvolto 4499 pazienti ospedalizzati per primo ictus - 2239 maschi e 2260 femmine - ricoverati in 22 ospedali di 7 paesi europei: Italia, Francia, Germania, Inghilterra,Ungheria, Spagna e Portogallo.

La ricerca ha messo in evidenza una forte differenza nel numero di esami fatti alle donne come Tac, doppler, ecocardiogramma e angiografia. "Il nostro lavoro - spiegano Antonio Di Carlo e Marzia Baldereschi, dell'istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa, che hanno coordinato la parte italiana assieme a Domenico Inzitari e Maria Lamassa dell'Università di Firenze e Charles Wolfe della Guy's, King's and St Thomas' School of Medicine, di Londra - ha preso in esame un campione di donne più anziane degli uomini e con maggiori problemi di ipertensione arteriosa e di fibrillazione atriale. Per di più, venivano ricoverate in ospedale in condizioni cliniche più gravi dei pazienti maschi, e con più elevate percentuali di coma o di problemi quali paralisi, disturbi del linguaggio, difficoltà di deglutizione ed incontinenza urinaria".
Situazioni notevolmente più delicate rispetto ai maschi.

Eppure esami come la TAC (85,7% negli uomini e 77,1% nelle donne), il doppler dei vasi del collo (44% negli uomini e 32,8% nelle donne), l'ecocardiogramma (30,5% negli uomini e 22,8% nelle donne) e l'angiografia (9,5% negli uomini e 5,5% nelle donne) sono stati effettuati in percentuali significativamente inferiori nelle donne. Come conseguenza, il tipo di ictus è rimasto non classificabile nel 22,7% degli uomini e nel 31,2% delle donne; inoltre, interventi di chirurgia carotidea sono stati effettuati nell'1,5% dei pazienti maschi e solo nello 0,3% delle donne.

La ricerca ha messo anche in evidenza che a 3 mesi di distanza dall'ictus, le donne decedute erano il 30,9% contro il 26,1% degli uomini e, sempre dopo 3 mesi, le donne risultavano soggette a rischio handicap di quasi il 50% in piu' rispetto ai pazienti maschi.
"E 'chiaro - sottolinea Antonio Di Carlo - che in Europa il sesso del paziente è un importante fattore che sembra condizionare sia l'uso delle risorse diagnostiche che l'esecuzione di alcuni interventi terapeutici. Una situazione assurda e inspiegabile, che sembra attribuibile ad una maggiore fragilità delle donne, ricollegabile non solo a fattori di tipo strettamente medico ma anche sociale: la presenza contemporanea di più condizioni morbose, i disturbi cognitivi, la mancanza del coniuge o di familiari con funzioni di assistenza".

(23-05-2003)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 23-05-2003 alle :