Europa allargata, nuova Costituzione, ricostruzione di un rapporto con gli Usa.
Sono alcuni dei temi al centro del semestre italiano di presidenza dell'Unione europea, contraddistinto anche da una serie di problematiche che potrebbero avere riflessi sulla politica interna. Basti pensare alla politica integrata sull'immigrazione, o all'impostazione della riforma del welfare e della presidenza, per capire che le mosse del premier Silvio Berlusconi sullo scenario di Bruxelles sono destinate ad avere pesanti ricadute sulla maggiornaza di governo.
Il tema sicuramente più scottante è quello dell'immigrazione. Lo scontro Lega-maggioranza sull'effettiva capacità di contrasto degli sbarchi sulle coste italiane e la fragile tregua che il premier è riuscito a imporre a Bossi, restano come sfondo al piano italiano che punta a rendere "euopea" la gestione delle emergenze.
Il discorso ha origini lontane: l'esposizione costiera dell'Italia, e la difficoltà di un capillare controllo, ne fa l'approdo preferito per le carrette del mare. L'Italia chiedera di contribuire anche economicamente alle operazioni di contrasto dei flussi di clandestini che spesso utilizzano l'Italia solo come passaggio per risalire verso le aree ricche del Nord Europa.
Tema molto caro al dibattito politico interno è quello delle pensioni e delle riforma del welfare.
Berlusconi voleva accreditare il suo semestre di presidenza con un'aggressione forte a un tema "caldo" anche in molti governi europei alle prese con i buchi nei sistemi previdenziali. Quella "Maastricht" delle pensioni che ha come asse portante il documento elaborato da Brunetta e Cazzola e che tante polemiche ha suscitato in Italia. Anche per la contemporanea determinazione del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, di arrivare rapidamente a una manovra sulle pensioni di anzianità attraverso disincentivi, blocchi delle finestre o un accorciamento del periodo transitorio della legge Dini.
Tutte opportunità seccamente bocciate dal ministro del welfare, il leghista Maroni, e dai sindacati che su questo non hanno problemi a trovare l'unità. E' molto probabile però che alla fine il tutto si risolve in una raccomandazione ai governi ad applicare norme più stringenti in materia previdenziale: ciò che il governo italiano potrebbe utilizzare per forzare la mano.
C'è poi il grande tema dello sviluppo e della recessione economica che attanaglia la vecchia Europa.
La congiuntura economica è debolissima, il ministro Tremonti ha deciso di prendere l'iniziativa e di lanciare un piano che si contraddistingue per il rilancio delle grandi infrastrutture comunitarie. Il tutto finanziato attraverso meccanismi che farebbero capo alla Banca Europea degli Investimenti e la partecipazione dei capitali privati attraverso forme di project financing.
Ma con le casse stremate per le entrate a rischio, con la spesa sociale e e assistenziale alle stelle, quale governo ha ora le risorse per attivare la cassa rischiando magari di infrangere i rigorosi parametri di Maastricht?
Per questo motivo Tremonti potrebbe giocare la carta dell'esclusione della spesa per investimenti dai criteri di convergenza.
(30-06-2003)
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