L'uso "eccessivo o inappropriato" degli antibiotici ha favorito la proliferazione di microrganismi che hanno ormai sviluppato una resistenza ai farmaci.
L'allarme-salute arriva dalla Commissione europea, preoccupata per il rilevante numero di antibiotici divenuti "inefficaci", o "molto meno affidabili" che in passato.
La polmonite - tuttora la malattia infettiva più letale al mondo, con una media di 3,5 milioni di vittime all'anno - è presa come caso maggiormente esplicativo di questo fenomeno: secondo studi di laboratorio, il 70% dei germi patogeni responsabili di infezioni delle vie respiratorie, tra cui la polmonite, si sono infatti rivelati invulnerabili ad uno dei cosiddetti antibiotici di "prima linea".
La Direzione generale della Ricerca scientifica, in un opuscolo sulla "resistenza agli antibiotici", punta il dito sul rischio di vivere il "peggior scenario", definito "non improbabile", quello che nella scala delle emergenze sanitarie globali rappresenta il vertice: l'epidemia. La preoccupazione numero uno è proprio quella di trovarsi a combattere la diffusione di infezioni e malattie dovute a "pericolosi germi patogeni" diventati insensibili a qualsiasi trattamento antibiotico.
Un altro preoccupante aspetto del fenomeno è quello del ritorno della tubercolosi, in particolare nei paesi dell'Europa dell'Est, dell'Africa e dell'Asia.
L'esempio per eccellenza di farmaco ridotto all'impotenza è, secondo il dossier realizzato a Bruxelles, quello della resistenza alla penicillina, diffusa ormai in molti paesi nonostante il farmaco fosse il "trattamento per eccellenza" delle infezioni da stafilococco "aureus".
Come noto, la resistenza agli antibiotici è il prodotto della trasmissione di caratteri genetici nei batteri appartenenti alla stessa o a una differente specie. Da un punto di vista farmacologico, il rischio di "impotenza" per uno specifico antibiotico aumentano all'aumentare del suo impiego. La sostituzione di questi farmaci con antibiotici aventi proprietà chimiche simili - secondo lo studio di Bruxelles - si traduce spesso soltanto in una soluzione provvisoria in quanto anche queste contromisure, nel medio-lungo termine, sono aggirate e rese inefficaci dalla progressiva resistenza dei batteri.
Condizioni favorevoli alla proliferazione di super-batteri invulnerabili agli antibiotici, avverte la Commissione Ue, si verificano proprio negli ospedali e nelle case di riposo.
Fra le cause del fenomeno vi è anche la somministrazione inappropriata di questi farmaci. Nella pubblicazione della Commissione europea si stima che circa il 60% degli antibiotici siano prescritti per la cura dell'apparato respiratorio superiore, anche nel caso in cui sia attaccato da virus contro i quali, come è noto, gli antibiotici sono del tutto inefficaci.
La Commissione europea indica una strategia a più binari per prevenire e risolvere il problema: fra l'altro, un maggior impegno della scienza medica e delle case farmaceutiche nella ricerca di nuove classi di farmaci e vaccini; e un utilizzo più prudente degli antibiotici, con un ricorso giustificato da una più oculata prescrizione medica, basata su test diagnostici rapidi ed economici.
L'Unione europea ha promosso e finanziato, investendo oltre 50 milioni di euro negli ultimi tre anni, diversi progetti di ricerca, tra i quali 'Arpac', 'Pv' e 'Dear'.
Il progetto 'Arpac' ha lo scopo di raccogliere dati sul consumo di antibiotici e sull'incremento della resistenza degli agenti patogeni, con lo scopo di mettere a punto delle strategie di prevenzione.
'Pseudomonas Virulence' (Pv) mira invece a sviluppare un nuovo test diagnostico al fine di prevenire e combattere il contagio negli ambienti ospedalieri.
Il progetto Dear invece studia l'evoluzione della resistenza microbica alle medicine come, ad esempio, gli effetti prodotti da una diversa posologia degli antibiotici.
(25-08-2003)
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