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Germania 'zavorra' di Eurolandia
Secondo il Fondo monetario internazionale Usa, Giappone e paesi asiatici faranno da traino alla ripresa economica mondiale. La ricetta del Fmi per l'Europa include le riforme strutturali, soprattutto quella previdenziale
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L'economia mondiale dà timidi segnali di ripresa. A trainarli ancora una volta ci saranno gli Stati Uniti e, dopo un lungo letargo e a una certa distanza, il Giappone e i paesi asiatici.
Delude ancora una volta l'Europa, in particolare i big dell'eurozona: Germania, Francia e Italia, dove ormai la pressione demografica e le rigidità del mercato del lavoro impongono cambiamenti ineludibili. La stagnazione della domanda interna e l'apprezzamento della moneta unica sul dollaro hanno fatto il resto.
La ripresa gradualmente si estenderà nel 2004 e anche nell'America Latina si avvertono segnali incoraggianti, nonostante nel continente restino i rischi legati ai voluminosi debiti pubblici e alla fragilità delle economie. Le politiche di ristrutturazione del debito potrebbero sostenere un aumento del Pil di poco inferiore ai quattro punti anche nell'Africa sub-sahariana, ma epidemie e avversità meteorologiche mettono sempre in forse un obiettivo di sviluppo più definito in questa fascia di paesi poveri.
E' questo in sintesi il quadro tracciato dal Fondo monetario internazionale nel World Economic Outlook diffuso in occasione delle riunioni annuali delle principali organizzazioni internazionali aperte a Dubai.
L'economia mondiale "si sta tirando fuori dal grande buco" nel quale era finita, ha spiegato il capoeconomista del Fmi Kenneth Rogoff. "Non è certo il momento del compiacimento", ma "per la prima volta dopo molto tempo c'è il ragionevole ottimismo di vedere un ritorno alla crescita".
L'economia del pianeta è prevista in crescita del 3,2% quest'anno e del 4,1% l'anno prossimo, confermando le previsioni elaborate ad aprile, in concomitanza con la fine della guerra in Iraq e nel pieno del pericolo Sars.
Complessivamente, avverte l'istituto di Washington, la pressione inflazionistica resta bassa, anzi in alcuni paesi europei, Germania in testa, il pericolo è semmai l'opposto. Ma anche il rischio deflazione con la spinta economica e le aspettative di crescita dovrebbe venir meno. L'indice dei prezzi al consumo è ormai prossimo ai minimi storici in tutti i paesi occidentali.
L'economia continua ad essere trainata dagli Stati Uniti, e questo a lungo andare potrebbe alla lunga rappresentare un problema, perchè dopo gli ultimi anni di debolezza i mercati potrebbero essere più vulnerabili agli choc e all'andamento della produzione a stelle e strisce.
In questo contesto il Fondo monetario suggerisce di mantenere una politica monetaria espansiva e apprezza quindi gli ultimi tagli decisi dalle banche centrali di Usa e Europa, in particolare l'ultima sforbiciata decisa dalla Bce.
Per l'Europa è ormai noto come la ricetta del Fmi includa le riforme strutturali e soprattutto quella previdenziale, così come per il Giappone l'insistenza è sulla ristrutturazione del sistema finanziario e per l'America il sostegno al risparmio.
E per Eurolandia Rogoff ha due consigli: se la Bce riduce subito i tassi di nuovo non fa certo male e prima o poi l'applicazione del Patto di Stabilità dovrà essere modificata. Il senso è che si dovrà interpretare con più flessibilità il limite del 3% del pil per il deficit e cercare più la ripresa con le riforme.
(19-09-2003)
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