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cultura e societa

Ricerca, Europa sempre meno attraente e competitiva

Un documento adottato dalla Commissione europea evidenzia l'aumento del divario con Usa e Giappone in termini di risultati e prestazioni scientifiche. Preoccupante il fenomeno della "fuga dei cervelli"


L'Europa diventa sempre meno attraente per i ricercatori e gli scienziati, mentre aumenta il divario in termini di risultati e prestazioni scientifiche con Usa e Giappone.

E' lo scenario a tinte fosche che emerge da un documento adottato dalla Commissione europea che fa il punto sulla ricerca nell'Ue, che - osserva con preoccupazione Bruxelles - "rappresenta nel suo complesso, un ambiente meno attraente per i ricercatori dei paesi terzi, ed anche quelli europei, che l'Europa forma con alti standard di qualità ed in gran numero, scelgono di fare carriera negli Stati Uniti".

Il documento di Bruxelles indica che, anche se gli sforzi Ue e Usa sembrano attestarsi ad un livello più o meno comparabile, il vero divario appare quando si analizzano i risultati e le prestazioni. Gli indicatori più usati per valutare le performance in ricerca (tasso di citazione di articoli scientifici, numero di premi Nobel e analisi dei singoli settori) segnalano l'allarme rosso per la preoccupante velocità alla quale si amplia il divario tra l'Ue e i suoi concorrenti.

Tra il 1980 e il 2003, l'Europa vanta 68 premi Nobel in medicina, fisica e chimica e nelle scienze fondamentali della vita, contro i 154 degli Stati Uniti, molti dei quali, nota Bruxelles con preoccupazione, "sono in realtà nati o si sono formati in Europa".
Sotto questo profilo l'Ue deve fare i conti anche con l'agguerrito Giappone, il cui numero di premi Nobel è aumentato in modo spettacolare: quattro negli ultimi quattro anni, contro i tre in precedenza ottenuti dall'istituzione del premio al 1999.

L'analisi per settore mette in evidenza "un divario sempre più importante nella ricerca fondamentale in cui i progressi delle conoscenze sono più suscettibili di avere un effetto particolarmente marcato sulla competitività".
Il gap è preoccupante nel campo della fisica e medicina, ed è 'particolarmente marcato' in quello della chimica e delle scienze della vita.
Nella scienze informatiche, inoltre, "gli Usa e Israele dominano nettamente la produzione mondiale".

Tra i principali problemi e freni alla ricerca europea, Bruxelles sottolinea "l'assenza di una concorrenza sufficiente a livello europeo, data dal fatto che i team nazionali e i ricercatori sono esposti, nella maggior parte dei casi, ad una concorrenza limitata alle frontiere nazionali".
Per l'esecutivo Ue le conseguenze dirette della chiusura e della frammentazione della ricerca targata Ue sono "la mancanza di cooperazione e di coordinamento delle attività, dovuta all'isolamento dei programmi e dei sistemi di sostegno nazionali" e "la mancanza di massa critica dei progetti dovuta al numero limitato e alla dimensione ridotta dei centri d'eccellenza".

La Commissione si dice particolarmente allarmata per la proporzione della fuga dei cervelli: "Il 14% dei ricercatori che lavorano negli Usa è di origine europea o si è formato nell'Ue - osserva Fabio Fabbi, portavoce del commissario Ue alla ricerca, Philippe Busquin - e in termini assoluti il fenomeno è cresciuto dal 49% del 1990 al 73% alla fine del 2000". Per raggiungere l'obiettivo di portare le spese in ricerca 3% del Pil "avremmo bisogno di 700.000 nuovi ricercatori entro il 2010 - indica Fabbi - ed invece si rafforza la tendenza di spostarsi verso i paesi che offrono condizioni migliori di lavoro".

(14-01-2004)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 14-01-2004 alle :