La Banca Centrale Europea ha lasciato invariato il costo del denaro: il tasso-base rimane così al livello del 2%. Restano immutati anche i tassi che delimitano il 'corridoio' di intervento: quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale, al 3%, e quello sui depositi overnight, all'1%.
Come nelle attese, la Bce non ha dunque seguito la Fed, che ieri sera è tornata ad alzare i tassi di interesse per la prima volta negli ultimi quattro anni.
Per il tredicesimo mese consecutivo, Trichet ha lasciato fermo il costo del denaro, confidando nell'andamento favorevole dell'economia dell'Eurozona e in una dinamica dell'inflazione che, come mostrato dai dati provvisori di giugno, ha segnato un ripiegamento rispetto al mese precedente.
Secondo il parere degli addetti ai lavori, l'inerzia dell'istituto di Francoforte potrebbe addirittura protrarsi per un periodo piuttosto lungo, anche oltre la fine del 2004. Se da una parte sembra infatti ormai pressochè tramontata la possibilità di un nuovo allentamento monetario che soltanto qualche mese fa pareva alle porte, appare per il momento difficile pensare anche a una mossa restrittiva da parte della Bce, visto che il pur confortante passo della ripresa in atto nell'eurozona non sembra tale da minacciare un surriscaldamento dell'economia a breve termine.
A sgombrare il campo dalle incertezze su possibili mosse a breve termine ci ha pensato anche il neo presidente della Bundesbank, Axel Weber, spiegando la scorsa settimana che "contrariamente alla Federal Reserve, la Bce non è incline per il momento ad alzare i tassi d'interesse, ma neanche ad abbassarli". La situazione di stallo sul versante della politica monetaria europea, ha aggiunto Weber, è destinata a protrarsi finchè non si vedrà nel vecchio continente un netto miglioramento sul mercato del lavoro che potrà favorire una ripresa della domanda interna dando così solidità alla crescita. I mercati, che hanno recepito i messaggi dei banchieri, stanno al momento scommettendo su un rialzo di 25 punti base per dicembre e un tasso al 3% a fine 2005, ma questa previsione potrebbe rivelarsi fin troppo aggressiva e per molti analisti i fondamentali dell'economia sono tali che per la prima stretta monetaria si dovrà aspettare il prossimo anno.
(01-07-2004)
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