Sul palcoscenico del teatro parigino la Comedie è di scena la tragedia greca “Le Baccanti”, celebre opera di Euripide, diretta nella attuale versione dal regista di Andrè Wilmsnon. Vi rimarrà fino al 4 giugno 2005.
Si tratta di opera particolare, un testo in cui Euripide sceglie come protagonista un dio ed è cioè l’unica tragedia greca che ha una divinità come protagonista. Si tratta di Dioniso, dio dell’ambiguo, dei territori di nessuno, di ciò che bestiale, istintivo, selvaggio, rappresentato da animali indomiti quali ad esempio i felini, dall’ebbrezza del vino che toglie i freni dell’inibizione trascinando l’uomo oltre ciò che è consentito, oltre ciò che la mente conosce e controlla… in un territorio dove nessuno è padrone.
Questa divinità già di per sé particolare, conduce un corteggio bacchico in una danza folle e sfrenata in occasione della quale il dio può portare a compimento la sua vendetta contro la famiglia di sua madre, Semele, che non lo riconosce come figlio di Giove.
La vendetta si concretizza nel più crudele dei modi, con l’uccisione del figlio della donna, proprio per mano della donna stessa, in un momento in cui lei, ottenebrata dai fumi dell’alcool e del furore bacchico appunto, non se ne può rendere conto.
Così, quando riacquisterà la sua lucidità, svanita la sbornia e scemata l’esasperazione mistica, la povera madre si accorgerà di aver guidato il corteo dionisiaco agitando un bastone in cima al quale capeggia la testa tagliata di suo figlio Penteo.
Eppure, già dall’inizio della rappresentazione, proprio quando il giovane Penteo fa la sua comparsa sulle scene, il pubblico già deve aver capito che la fine che gli spetta è dolorosa, così come il suo nome lascia presagire ("Penteo" significa portatore di sofferenza, di pianto, di dolore).
Il regista Wilmsnon dice che Le Baccanti, “visto ciò che viviamo, danno da riflettere, sono una pièce contro la religione, che appare come un fatto totalitario”.
Secondo i Greci, Aristotele in testa, sono di più, sono una tragedia, cioè l'unico "metodo" per liberarsi dalle passioni (nell'accezione originaria di "pathos") guardandole ed immedesimandovisi, ma senza per questo esserne protagonisti attivi: è la catarsi.
(04-03-2005)
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