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cultura e societa

Studiare conviene?

Nel rapporto della Commissione europea sulla disoccupazione giovanile correlata all’abbandono degli studi, si legge che un giovane europeo su cinque è senza posto dopo aver smesso di studiare


Il rapporto “Dati fondamentali sull'istruzione in Europa”, pubblicato dalla Commissione europea, è uno studio, riferito al 2002, che considera il tasso di disoccupazione giovanile nella fascia d’età compresa tra i quindici e i ventiquattro anni, ma non sull'intera popolazione, piuttosto solo su quella parte di giovani che è uscita dal sistema dell'istruzione. Inoltre occorre specificare che tale ricerca non tiene in considerazione il fenomeno degli studenti-lavoratori che, pur cercando un lavoro, non sono riusciti a trovarlo. Ebbene in generale possiamo dire che il valore che emerge, nella maggior parte dei Paesi è più elevato rispetto a quello medio.

Trovare un lavoro non è affatto una faccenda semplice, questo si sa, la difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro, per i giovani di età compresa tra i quindici e i ventiquattro anni, si rileva in tutti i Paesi della Ue a 25, con l'eccezione di Danimarca, Svezia, Irlanda, Cipro, Olanda e Austria. Questi Paesi in fatti, sono gli unici in cui i tassi di disoccupazione giovanile sono sensibilmente inferiori alla media europea, si attestano cioè addirittura sotto il 10%.

Quanto conta lo studio nella ricerca di un’occupazione? Abbastanza se consideriamo che almeno un giovane europeo su cinque, tra quelli che hanno abbandonato gli studi, non ha un lavoro.
Ma guardiamo il caso dell'Italia: da noi il tasso di senza lavoro tra i giovani che hanno lasciato la scuola arriva al 26%, questo significa dunque che il nostro è uno dei Paesi in cui il problema è più forte, in cui cioè lo studio “conta” di più. In una situazione peggiore di quella dell’Italia, si trovano soltanto nell’Ue la Slovacchia con il 37,7% dei disoccupati che hanno smesso di studiare e la Polonia con il 44,5%. Grecia (25,2%), Lettonia (23,2%) e Francia (21,9%) si collocano invece su livelli inferiori a quelli italiani ma superiori alla media Ue.

Ma purtroppo occorre anche dire che in Italia la disoccupazione dei giovani è elevata a prescindere dai loro titoli, cioè dal loro livello d’istruzione.
Infatti in Germania, Francia, Polonia, Slovenia e Regno Unito gli studenti-lavoratori riescono a trovare impieghi part time e così si mantengono agli studi; nel contempo però i giovani che escono dal sistema dell'istruzione e della formazione incontrano maggiori difficoltà all'ingresso nel mercato del lavoro.
In paesi invece come, quali Spagna, Lettonia, Lituania, Malta, Finlandia e Svezia, il tasso di disoccupazione per l'intera popolazione tra i quindici ed i ventiquattro anni è maggiore rispetto al dato riferito ai soli ragazzi che hanno lasciato gli studi: in questi paesi gli studenti-lavoratori hanno difficoltà a trovare posti di lavoro che siano compatibili con il proseguimento degli studi.

Nel nostro Paese il tasso di disoccupazione riferito all'intera popolazione tra i quindici ed i ventiquattro anni è pari al 27,1%, contro una media Ue del 17,4% ed è di poco superiore rispetto al dato calcolato solo sui ragazzi che hanno lasciato il sistema dell'istruzione e della formazione, pari al 26% contro la media Ue del 20,1%. Ecco appunto che l'Italia, come si legge nel rapporto, “si caratterizza come un paese ad elevata disoccupazione giovanile, a prescindere dal fatto che i ragazzi siano usciti o meno dal sistema dell'istruzione”.

La ricerca del primo lavoro
Questa è il vero scoglio per i ragazzi dai quindici ai ventiquattro in circa la metà dei paesi della Ue.
In Italia, Belgio, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Finlandia e Svezia, il tasso di disoccupazione in questa fascia di età si è mantenuto superiore al 20% durante tutto il decennio tra il 1992 e il 2002.
E poi, in alcuni paesi questa tendenza si sta invertendo e cioè in Spagna, Irlanda, Finlandia, Svezia, ma in paesi come Polonia e Slovacchia la lotta alla disoccupazione giovanile è un miraggio.
In Italia ad esempio il tasso complessivo di disoccupazione giovanile, nel 2002, risulta ancora molto superiore alla media europea: 27,1% contro 17,4%, pur essendo diminuito rispetto al picco del 34,1% raggiunto nel 1996.

Quando diminuisce il tasso di disoccupazione
Nei paesi dell’Ue, con il crescere dell'età e del livello di istruzione ed infatti i livelli di disoccupazione più elevati tra i ragazzi di quindici-quattordici anni si rilevano, con valori più che doppi rispetto a quelli registrati nella fascia di età trentacinque-sessantaquattro.
Quanto incide in questo caso il livello d’istruzione? Per coloro che, tra i venticinque ed i sessantaquattro anni, hanno terminato l’istruzione obbligatoria, nella Ue, è pari al 10%, cioè più del doppio di coloro che hanno conseguito un titolo di studio universitario. Tra le persone che hanno conseguito un diploma di scuola secondaria superiore, poi, si rileva un tasso di disoccupazione pari all'8,1%.
“L'istruzione”, si legge nel rapporto, “si dimostra, pertanto, un vantaggio nel mercato del lavoro e consente alle persone maggiormente qualificate di assicurarsi un'occupazione”.
Tale relazione tra disoccupazione e livelli di istruzione si riscontra in tutti i paesi della Ue e in modo particolare in Repubblica Ceca, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia; fa eccezione la Germania, dove i tassi di disoccupazione sono simili tra le generazioni.

(12-12-2005)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 12-12-2005 alle :