Le Olimpiadi della Cultura hanno affiancato i XX Giochi Olimpici invernali di Torino, ma alcune mostre e rassegne rimarranno aperte ben oltre la fine delle Olimpiadi.
E’ il caso della Gam dove è in allestimento “Metropolis. La città nell'immaginario delle Avanguardie 1910 - 1920”, un’esposizione che propone le visioni moderne e progressiste degli artisti all'inizio del XX secolo. La è aperta al pubblico dal 4 febbraio, ma non chiuderà i battenti prima del 4 giugno.
Le Avanguardie interpretano la “nuova” realtà, quella d’inizio Novecento, dove progresso, velocità, ritmi sincopati ed insoliti, la fanno da padroni: nascono così le opere cubiste che segmentano e scompongono lo spazio, scombinandolo, quelle futuriste che propongono ingranaggi, ruote e treni ovunque, quelle espressioniste, ancora meno intelligibili, alterate dalla sofferenza e dalla ribellione: il segno quasi svanisce.
In questa mostra si può ammirare la città, vista con occhi “d’avanguardia”: quelli di Pablo Picasso, Umberto Boccioni, Fernand Lèger e Carlo Carrà, Gino Severini, Paul Klee, George Grosz e Robert Delaunay, Max Weber, Mario Sironi, Albert Gleizes e August Macke, Ernst Ludwig Kirchner, Lyonel Feininger, Joseph Stella, John Marin e Alexandra Exter: in tutto sono centottanta opere, comprese le fotografie di Alfred Stieglitz e Eugène Atget e filmati dei fratelli Lumière.
Tali lavori sono raggruppati in cinque diverse sezioni lungo un percorso espositivo che illustra i temi sviluppati dalle Avanguardie intorno al concetto di vita cittadina.
Il nuovo contesto urbano del XX secolo
Vediamo in dettaglio le sezioni in cui la mostra si divide.
1. “La percezione futurista dello spazio urbano. Lo sguardo sulla strada, la città notturna, la folla e le periferie” in cui trovano spazio le “Visioni simultanee” di Marinetti e “Le forze di una strada” di Boccioni, la “Città di notte” di Alexandra Exter e “Luna park” di Joseph Stella, ma anche Christopher Nevinson e Mario Sironi.
2. “Gli snodi. I muri, i porti, i ponti, le fabbriche”, dove la città mostra il suo nuovo volto “industriale”, colto dai pittori tedeschi Kirchner e Beckmann, dei russi Goncharova, Ševchenko e Lapsin, dello svedese Hjertèn e dei francesi Del Marle e Chabaud, dallo statunitense Simpson Stevens, dal polacco Chwistek e da Ivan Puni, ma anche dal grande Picasso (“Paesaggio con manifesti” del 1912).
3. “La città laboratorio” è dedicata in realtà a due metropoli, agli antipodi dell'Atlantico: Parigi e New York. Ritraggono la capitale europea Delaunay e Lèger, quella Usa, Max Weber, Joseph Stella, John Marin.
4. “La città caleidoscopio” raccoglie una serie di “istantanee” al cui centro si pone l’automobile ed il traffico, le luci (l'illuminazione elettrica è una novità!), le insegne pubblicitarie. Qui ci sono i cubisti, Albert Gleizes, Christian Schad, Lèopold Survage e Lionel Feininger, Henri Valensi, Aristarkh Lentulov.
5. “La città di carta” è dedicata alla splendida Berlino, distrutta: Georg Grosz, Ludwig Meidner, Otto Dix scalfiscono la tela delineando l'angoscia della dimensione urbana. Poi c’è Paul Klee e i giovani architetti (i futuristi italiani ed i membri della Novembergruppe) che sognano edifici futuristici, ma non futuribili.
La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00, giovedì dalle 10.00 alle 23.00, chiusa il lunedì.
(10-04-2006)
|