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La scuola italiana è "inadeguata", perché?
Secondo un’inchiesta della Cattolica di Milano, la scuola è un luogo “arretrato” in tema di “cultura mediale” e gli insegnanti hanno una “mentalità all'antica”. Non è difficile però comprendere quali dinamiche scatenano tali penosi proce
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Un'indagine sui consumi mediali degli adolescenti realizzata dall'Università Cattolica di Milano, nell'ambito di un'iniziativa europea che coinvolge nove Paesi ha rilevato che la scuola è un luogo “arretrato” in tema di “cultura mediale”.
Sembra infatti che le strutture scolastiche non sempre siano all'altezza della tecnologia: come stupirsi dal momento che negli istituti di ogni ordine e grado non ci sono neanche i soldi per carta igienica e fotocopie?
Veramente in molte scuole sono “finiti” anche i soldi per pagare i supplenti temporanei e capita che i genitori degli alunni facciano delle collette per non lasciare la classe di propri figli senza insegnante troppo a lungo.
Ormai i presidi fanno affidamento, dal punto di vista economico, quasi esclusivamente sulle tasse scolastiche pagate dagli allievi, dato che negli ultimi anni il taglio delle risorse per le scuole è stato almeno del 40%.
Figuriamoci, in edifici spesso non proprio fiammanti che si fatica ad adeguare ai dettami della 626, con i fondi insufficienti per coprire le spese di fogli per stampanti e per… il gabinetto, come si fa a tenere al passo coi tempi le apparecchiature informatiche e tecnologiche!?
Sembra una presa per i fondelli, non c’è bisogno forse di fare delle inchieste.
Ad ogni modo sempre dalla medesima indagine emerge che non solo gli istituti sono sprovvisti dei necessari supporti di “cultura mediale”, ma anche che i docenti hanno una mentalità all'antica.
Certo, viene da dire, quelli che attendono, spasmodicamente per giunta, la pensione, non hanno certo usufruito di una formazione che li potesse aggiornare sull’evolversi della “cultura mediale”. E poi: a che pro? Se tanto nelle scuole non ci sono i mezzi per attuare una didattica applicata a strumenti appunto troppo onerosi per il sistema d’istruzione pubblica?
Infine si potrebbe aggiungere che le nuove leve dei docenti ben si approccerebbero agli strumenti in questione, ma, rimanendo il fatto che questi apparecchi non ci sono, spesso i "giovani" insegnanti (si fa per dire, essendo precari fino a quasi cinquant'anni) sono troppo frastornati dalla gavetta, sballottati tra una sede ed un’altra, con circa otto mensilità di stipendio all’anno.
Sì, infatti questa è la nuova filosofia del sistema dell’ignoranza: non si assume personale nelle scuole, non a tempo indeterminato, non si mette cioè in ruolo e gli insegnanti sono considerati alla stregua dei cottimisti: il 10 giugno finisce il contratto (e lo stipendio) e si riparte, se tutto funziona per il meglio, alla fine di settembre.
Ed i ragazzi? Veniamo a loro. L’inchiesta dice che rispetto ai media gli adolescenti hanno un atteggiamento di tipo “tradizionale” (se così si può dire): per le informazioni usano internet, per comunicare il cellulare, per divertirsi i videogiochi.
Per imparare “altro”? Rimangono le polverose e grigie scuole, in cui lavora personale spossato e spesso privo di prospettive incentivanti. Ma questo passa lo Stato italiano.
(10-06-2006)
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