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cultura e societa

Ad Orvieto, Umbria Jazz Winter # 15

Dal 28 dicembre 2007 al 1° gennaio 2008, la storica città di Orvieto, nel cuore di una regione bella ed accogliente, ospita la musica internazionale di UJW, un appuntamento ormai canonico ed imperdibile nel panorama del jazz italiano


Umbria Jazz Winter è ad Orvieto per la quindicesima edizione: cinque giorni di musica (28 dicembre - 1° gennaio) e più di cento eventi per un appuntamento diventato ormai tradizionale nel panorama del jazz italiano. Il Festival si svolge secondo una formula consolidata e di successo, affinata nel corso degli anni e centrata sul connubio tra turismo e spettacolo di qualità, con il valore aggiunto dell’ospitalità di una delle più belle città dell’Umbria, ricca di storia e cultura. Per non parlare della buona cucina e del rinomato vino locale. A legare questi tratti distintivi della manifestazione, resta il cartellone, che ogni volta propone soluzioni per tutti i gusti.
Orvieto, ed in particolare il suo centro storico, nei cinque giorni del Festival si trasforma in una cittadella della musica che offre suoni intriganti ad ogni ora del giorno fino a tarda notte. Una città in festa, vivace e vivibile, allegramente confusionaria, ma sempre serena e accogliente. Anche negli inverni più rigidi, il jazz di Orvieto non è mai stato freddo ma, al contrario, ha scaldato le vacanze degli orvietani e dei tantissimi visitatori.

La formula
Il programma prevede come da tradizione due appuntamenti centrali: i due cenoni di fine anno per salutare a suon di jazz e soul la fine del 2007 e l’arrivo del 2008, ed in più un palco in Piazza del Popolo dopo la mezzanotte, e la “Messa per la Pace” con i cantanti gospel nel Duomo il pomeriggio di Capodanno.
Il cartellone di Umbria Jazz Winter è fitto di eventi, dai concerti serali sul palcoscenico del bel teatro Mancinelli a quelli notturni “round midnight”, dai jazz lunch ai jazz dinner al ristorante San Francesco, e al San Giovenale, agli appuntamenti pomeridiani nelle magnifiche sale di Palazzo del Popolo, per non parlare di due location atipiche come il museo dedicato alle opere di Emilio Greco e la Sala del Carmine. Ogni giorno, si succedono concerti gratuiti (con la formula della consumazione obbligatoria) nello spazio di Palazzo dei Sette e nella Sala Expo di Palazzo del Popolo che ospitano anche i meeting point del Festival. Qui si suona non stop dalla tarda mattinata fino alle ore piccole (e anche oltre) . E naturalmente, non manca la marching band che percorre in parata due volte al giorno le vie dell’acropoli.

La musica
Musicalmente parlando, il programma scritto dal direttore artistico, Carlo Pagnotta risponde ai criteri di un giusto mix tra jazz d’autore e generi più popolari. Umbria Jazz Winter non ha mai sposato la tentazione di un elitarismo fine a se stesso e propone concerti per gli amanti della buona musica e i conoscitori del jazz, ma anche appuntamenti più “leggeri” e di più facile fruizione, dedicati a spettatori non particolarmente versati nel linguaggio della musica afro-americana. Nel variegato scenario di generi ed espressioni musicali diversi resta però il comune denominatore della qualità.

Il cartellone di Umbria Jazz Winter # 15
Umbria Jazz Winter #15 si caratterizza per la contemporanea presenza di tre importanti voci italiane che rendono omaggio al jazz e al soul.
GINO PAOLI, nome storico della migliore canzone d’autore, rivisita in chiave swing alcuni dei suoi successi concedendosi una sontuosa partnership con jazzmen del calibro di Enrico Rava e Danilo Rea. E’ la stessa formula che ha decretato il successo del suo disco Milestones, protagonista delle charts della scorsa stagione.
L’amore viscerale per il soul accomuna l’emiliano ANDREA MINGARDI con la sua RossoBlues Brothers Band (nell’edizione estiva di UJ, un trascinante concerto in piazza in onore del Genio Ray Charles) ed il siciliano MARIO BIONDI, uno degli esordi più strepitosi degli ultimi tempi in virtù di una naturalezza del linguaggio della Black music che è difficile attribuire ad un non americano. Altra presenza di primo piano è quella di JOE LOVANO con il suo più recente progetto, per di più nel ruolo inedito di resident artist. Gli spettatori di UJ Winter potranno ascoltarlo ogni giorno, per tutta la durata del Festival. La band risponde ad una formula non troppo convenzionale, con la voce di Judi Silvano, la moglie di Joe, a condividere con i sassofoni di Lovano la front line, e ben due batteristi. La rappresentativa statunitense comprende anche il giovane pianista GERALD CLAYTON, ascoltato di recente nel gruppo acustico di Roy Hargrove, che si proporrà in trio e anche in duo con il suo illustre genitore, il contrabbassista JOHN CLAYTON. Molto noto, e amato dal pubblico umbro, è DR. LONNIE SMITH, valoroso organista in equilibrio tra jazz e funky, di ritorno con un trio in cui spicca il chitarrista Peter Bernstein. Chi ama il mainstream, potrà gustarsi quella che è ormai da considerare la classicità del jazz moderno con un sestetto in cui figurano tra gli altri ERIC ALEXANDER, JIM ROTONDI e STEVE DAVIS, solidissima front line di sicura affidabilità. Il jazz italiano è decisamente protagonista del Festival. Due nomi su tutti: ENRICO RAVA e STEFANO BOLLANI. Il trombettista triestino ed il pianista milanese si esibiranno in duo. Il loro recente cd Ecm The Third Man, nei negozi da qualche settimana, certifica una partnership musicale di livello stellare in cui si intrecciano musicalità, freschezza, lirismo. Rava sarà presente anche con il suo quintetto e con il New Generation Quintet, Bollani con il nuovo sestetto. In cartellone anche HIGH FIVE, ovvero il quintetto di Daniele Scannapieco e Fabrizio Bosso, e la Cosmic Band di GIANLUCA PETRELLA, il trombonista pugliese che si è imposto come uno dei personaggi più creativi ed eclettici del jazz italiano.
Appartengono alla storia del jazz italiano due artisti come RENATO SELLANI, squisito pianista gentleman, ed il sassofonista GIANNI BASSO, hardbopper di fama europea, che saranno ospiti stabili di Orvieto. JAVIER GIROTTO, sassofonista argentino, italiano di adozione, e LUCIANO BIONDINI, fisarmonicista di Spoleto, saranno protagonisti di un progetto di largo respiro che li vedrà sostenuti dall’Ensemble di PAOLO SILVESTRI, compositore e direttore abituato ai contesti jazz. Sarà molto interessante ascoltare il trio del pianista fiorentino ALESSANDRO LANZONI, giovanissimo (15 anni!) emergente su cui in molti, ed anche UJ, scommettono, ed il duo (in verità insolito nella formula) costituito dalla cantante PETRA MAGONI e dal contrabbassista FERRUCCIO SPINETTI, pilastro ritmico degli Avion Travel. Ed infine, un artista di casa, l’umbro FRANCESCO FABBRI, che suona jazz e soul all’Hammond come è molto raro, per non dire impossibile, ascoltare in Italia.
Naturalmente il programma prevede due momenti che fanno parte integrante e imprescindibile della formula del Festival orvietano. Il primo è la Messa in Duomo nel pomeriggio di Capodanno con un coro della tradizione Gospel. Ancora una volta, a rappresentare questo genere è DR. BOBBY JONES alla testa del Nashville Super Choir. Jones, che ha vinto anche un Grammy, è considerato in America uno dei più autorevoli interpreti del movimento gospel. Il coro canta tutti i giorni alle 19 nella Sala dei 400 a Palazzo del Popolo. Tutt’altra musica con gli scatenati e divertenti FUNK OFF, che saranno la marching band del Festival. Due volte al giorno in parata per il centro di Orvieto, la band toscana rilegge in modo originale e moderno la storica formula che si iscrive nella genesi del jazz di New Orleans. Una parte del cartellone di Umbria Jazz Winter che offre ogni anno proposte interessanti e non convenzionali è quella che si svolge nello spazio atipico e suggestivo della Sala del Carmine. Questa edizione non smentisce la tradizione con tre interessanti progetti.
Si apre con “I segreti del jazz”, guida all’ascolto a cura di Stefano Zenni ed una conversazione musicale con, tra gli altri, Enzo Pietropaoli, coordinata da Luigi Onori. Si prosegue con “Dispari”, concerto multimediale su frammenti di film muti con il trio di Remo Anzovino.
Infine, “Enzo Pietropaoli & Cortoons”, un progetto del contrabbassista su frammenti di corti di animazione. Umbria Jazz Winter è anche una manifestazione festosa che coincide con il periodo natalizio e l’arrivo del nuovo anno. Il cartellone si apre quindi a spettacoli che ben si prestano alla piacevole colonna sonora di una vacanza orvietana. Intrattenimento, quindi, ma di qualità. E’ il caso di JIMMY VILLOTTI PEPPER BAND. Villotti, chitarrista da sempre innamorato del jazz, è noto a chi segue le vicende della migliore canzone d’autore italiana per essere stato collaboratore di lungo corso di Paolo Conte. E’ il caso anche della nota e familiare sigla THE GOOD FELLAS, gli italianissimi “gangsters dello swing” che dispensano jive e humour. Americani sono invece il chitarrista-cantante CHIP WILSON, interprete della tradizione folk di New Orleans, la K.J. DENHERT BAND, il popolare GARY BROWN & FEELINGS, l’esordiente (a Orvieto) KEISHA JACKSON con i SOUL SPINNERS. Il Comune di Orvieto e l’Associazione Umbria Jazz presentano “Orvieto uno scenario di grande suggestione e la magia della musica Umbria Jazz Winter” non sarebbe la stessa cosa se anche qui, come a Perugia per l'edizione estiva, non si realizzasse quella miracolosa simbiosi fra la musica e la suggestione dei meravigliosi scenari storici, architettonici e ambientali di cui è ricca l'Umbria. Orvieto fu città etrusca di grande importanza, fu annientata dai Romani, fu libero e orgoglioso Comune nel Medio Evo. Fu sede papale, e ospitò permanentemente ben trentatré pontefici. Orvieto conserva, come stratificate nel tempo e concentrate nel piccolo spazio dell'acropoli, le testimonianze di un passato illustre: visitarla è come fare un piccolo viaggio a ritroso nella storia.

UMBRIA JAZZ WINTER può usare per i suoi spettacoli i seguenti spazi.
Il DUOMO, innanzi tutto, è uno dei monumenti più importanti dell'arte italiana. La costruzione iniziò nel 1290 con Papà Nicolò IV, e continuò nei secoli XIV e XV con l'opera di grandi artisti. La facciata del Maitani è un misto fra Gotico e Romanico. All'interno del Tempio si trovano affreschi del beato Angelico, del Signorelli, del Pinturicchio, di Gentile da Fabriano.
Il TEATRO MANCINELLI fu inaugurato nel 1886. Fu costruito sul progetto dell'architetto Virginio Fracassini e Pietro Angelini. Opera di Fracassini è anche il sipario, che rappresenta Belisario che libera Orvieto dai Goti. Di grande interesse è pure il ridotto superiore, composto da tre sale e da una galleria lungo il loggiato. Del PALAZZO DEL CAPITANO DEL POPOLO non si conosce bene la data di fondazione, né il nome del progettista che lo disegnò. Si sa invece che l'istituzione del Capitano del Popolo risale al 1250 e che il Comune orvietano fu tra i primi ad affiancarne la figura a quella del Podestà. I primi rappresentanti del Popolo vi tennero la prima riunione del 1284. Il PALAZZO DEI SETTE fu costruito nel XIII secolo. Appartenne in origine ad alcune famiglie patrizie, per poi passare al Comune che ne fece la sede dei Signori Sette, una delle magistrature più importanti della città. Fu poi sede della Santa Sede, per ritornare al Comune come residenza dei Governatori. Fu sede dei delegati Apostolici. Pregevolissima è anche la torre quadrata che lo fiancheggia, detta Torre del Papa. Il MUSEO EMILIO GRECO, inaugurato dieci anni fa, è situato al piano terreno del Palazzo Soliano. Il museo ospita le opere che l’artista ha donato alla Città di Orvieto e una biblioteca d’arte. La costruzione del Palazzo fu probabilmente iniziata da Papa Urbano IV durante il suo breve pontificato, verso la metà del Duecento, e fu proseguita da Martino IV. Con il trasferimento dei Papi ad Avignone, l’edificio, dalla bella e monumentale architettura gotica, rimase incompiuto. Il RISTORANTE AL SAN FRANCESCO è situato in un complesso che ospitò un convento francescano del 1200. Qui si svolgono i concerti di mezzanotte e i Jazz lunch e dinner.
Nella parte estrema del quartiere medievale, nel cuore dell’omonima piazza, Il RISTORANTE AL SAN GIOVENALE si presenta agli occhi del visitatore come struttura unica al mondo. L’architettura contemporanea del corpo centrale è in netto contrasto con le pareti di tufo risalenti al XXIII secolo. Il non colore lascia spazio all’immaginazione e la purezza delle linee rilassa lo sguardo. La verticalità dei tre piani open space regala una splendida visione d’insieme e un’imponente vetrata fonde armonicamente interno ed esterno.
La SALA DEL CARMINE é una ex chiesa del 1300 facente parte del più vasto complesso del Carmine che comprendeva anche un convento, la chiesa, ubicata nel centro storico di Orvieto e di proprietà comunale, è stata ristrutturata diversi anni fa dalla Soprintendenza ai Beni Monumentali dell'Umbria ed è diventata spazio polifunzionale per Teatro Danza Musica Arti Multimediali e Visive. E' anche la sede operativa del Laboratorio Teatro Orvieto.

(05-11-2007)




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Pubblicato in S.Mariano - Perugia - Italia - Ultimo aggiornamento: 05-11-2007 alle :